
LETTURE: Is 6,1-2,3-8; Sal 137; 1 Cor 15,1-11; Lc 5,1-11
Anche se con un notevole ritardo la riflessione che voglio proporre in questo post la prendo dalle letture della V domenica del Tempo Ordinario
Nel brano del Vangelo spicca la figura di Pietro, un pescatore della Galilea, uomo impulsivo e generoso, carismatico e contraddittorio. Pietro è una delle figure più affascinanti del Nuovo Testamento e le sue caratteristiche che emergono dalla lettura della Parola di Dio, lo pongono su un piano decisamente umano e quindi molto interessante per il nostro cammino di fede.

Siamo sulle sponde del lago di Cafarnao. Alcuni pescatori stavano lavando le reti: stanchi e sicuramente con l'umore nerissimo per l'infruttuosa pesca, si vedono arrivare un uomo seguito da una folla numerosa. Un altro profeta.

Pietro era un buon ebreo, credente, che frequentava regolarmente al sinagoga. La sua era la vita della gente semplice, dedita al lavoro; si occupava della famiglia, consacrava il Sabato alla preghiera, senza grandi problemi religiosi.Aveva di Dio la concezione dell'ebreo comune: Il Santo, Il Signore degli eserciti, il potente, l'infinitamente grande, il Creatore dei cieli e della terra, l'Inaccessibile, Colui che l'uomo non può vedere senza morire, che nessuno aveva mai visto, che nessun uomo può descrivere e che nessuna immagine può rappresentare.Dunque il Dio potente e inaccessibile. c'è un terzo aspetto presente nell'ebraismo, che Pietro sentiva molto inquietante a causa delle condizioni in cui, di fatto, viveva il popolo di Israele: Dio non abita al di là dei cieli, ma opera nella storia; ha operato la salvezza del popolo ebraico facendo uscire gli antichi padri dall'Egitto "con mano potente e braccio forte". Dio però, è un periodo, che sta tacendo. Certo, nel passato ha operato grandi cose, ha parlato per mezzo dei profeti, ma ormai sono secoli che il popolo ebraico vive nell'incertezza, quasi demotivato. A poco a poco la gente è diventata opportunista, si è adattata alla dominazione romana, si è imborghesita e pensa soprattutto agli affari.

Pietro vive il senso di disagio proprio di chi sa che Dio c'è, ma non si mostra nella storia. La sua fede resta salda però qualche momento di crisi lo vive.
Gesù irrompe improvvisamente nella sua vita, chiedendo la barca a Pietro, che colto di sorpresa, accetta. Lo fa per cortesia, perché ha paura di apparire scortese e maleducato come facciamo noi quando all'improvviso ci chiedono una cosa inaspettata. Non lo fa perché è interessato alle parole di Gesù: lui ha altri problemi, lui non ha pescato nulla quella notte.

Mentre Gesù sta parlando sulla barca, Pietro continua il suo lavoro forse anche un po' infastidito da questo ulteriore "fuori programma". Ascolta le prole di Gesù come facciano noi quando alla Messa ascoltiamo distrattamente le parole del sacerdote: pensiamo a cosa fare la domenica pomeriggio, a quello che dovremmo cucinare per il pranzo, ecc... A questo punto Gesù fa un'altra richiesta decisamente inosuale: chiede di ritornare al largo e gettare nuovamente le reti (appena rassettate). Ma che ne sa un falegname di pesca? Lo sanno tutti che si esce per pescare la notte e non di giorno, ma Pietro accetta. Non lo fa immediatamente; infatti dice: "Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti".

Che bisogno ha Pietro di premettere che hanno faticato tutta la notte e non hanno preso niente prima di fare quello che Gesù gli ha detto? Quante volte anche noi davanti alla volontà di Dio dobbiamo prima mettere i nostri "se" e i nostri "ma". E' difficile far subito salire Gesù sulla barca della nostra vita e soprattutto è difficile gettare le reti quando questo significa fare qualcosa che secondo la nostra esperienza è assurdo (a Pietro sembrava assurdo andare a pescare la mattina, in particolare dopo una pesca così deludente). Se solo ci fidassimo veramente di Dio potremmo scoprire come è sempre presente nella nostra vita e che è sempre pronto a riempirci la vita (la barca) di tutto ciò che ci serve (i pesci).

Pietro è turbato davanti a Gesù. Si butta in ginocchio si arrende: "non sono capace, non sono degno". E' la scusa tirata fuori da tutti quelli sfiorati da Dio (magari senza sentirsi neppure peccatori...). Abbiamo paura che Dio voglia farci superare un esame, che ponga delle condizioni. Più ci scontriamo con i nostri limiti, le nostre fatiche quotidiane, più avanziamo scuse nei confronti del Signore. La cosa bella del Vangelo è con non ha bisogno dei perfetti, dei primi della classe, degli asceti, dei "ricchi di fede" ma di ognuno di noi. Anche Pietro, dopo "aver gettato le reti sulla Sua Parola", non diventa un "perfetto". Si sentirà dire "vade retro satana" quando non comprenderà la via che porta alla croce e lo tradirà per ben tre volte nel momento cruciale. E noi cosa vogliamo fare: gettiamo le reti o gettiamo la spugna?
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