
Il 2 e 3 febbraio nella Chiesa si festeggiano rispettivamente la Presentazione di Gesù al Tempio (Lc 2,22-39) e la memoria di S. Biagio, vescovo e martire. In entrambe le feste si fa uso di candele: nella prima, detta anche Candelora, avviene una processione con le candele benedette e nella seconda si benedice la gola dei fedeli con delle candele benedette unite da un nastro a formare una croce.
La celebrazione del 2 febbraio è popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi. La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi. Secondo la tradizione, questi ceri benedetti sono conservati in casa dai fedeli e vengono accesi, durante violenti temporali, aspettando una persona che non torna o si ritiene in grave pericolo, assistendo un moribondo, e in qualunque momento si senta il bisogno d'invocare l'aiuto divino.
Il 3 febbraio è la festa di San Biagio con la tradizionale benedizione della gola, la cui formula, pronunciata dal sacerdote è: "Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio + e dello Spirito Santo. Amen". San Biagio era un medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani e durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato nel 316. Gli sono stati attribuiti diversi miracoli, tra cui il salvataggio di un bambino che stava soffocando dopo aver ingerito una lisca di pesce.

La benedizione della gola viene impartita usando due candele benedette. Questa antica benedizione rievoca una terribile realtà. Realtà del passato per noi occidentali, tuttora presente per altri popoli. Un tempo tutti i bambini dovevano essere benedetti da San Biagio. Forse anche gli anziani, in tempi più recenti, non sanno più il perché, ma è rimasto, conscio o inconscio, il ricordo di una malattia della gola, spesso mortale, che attaccava soprattutto i bambini: la difterite. Fino ai primi dell’Ottocento fu confusa con altre malattie della gola. Era detta con un termine generico, ora obsoleto, squinzania, che indicava diverse affezioni morbose della gola: dalla semplice infiammazione della faringe a quella che veniva chiamata soffocazione, anche velo, perché la gola cominciava a velarsi perché sul palato si formavano placche, che moltiplicandosi, portavano all’impossibilità di respirare. Quando si presentava il mal di gola in un bambino, cosa assai frequente in inverno (intorno alla festa del Santo), la famiglia tremava fino alla sua guarigione, perché non si sapeva come poteva finire. Si comprende bene come la disperazione nei secoli spingesse a cercare protezione da una malattia inesorabile che colpiva soprattutto gli esseri più deboli e amati della famiglia.

Nel 2010, nel tempo della medicina, dei cibi geneticamente modificati, dell'aspirina, del benagol, ha ancora senso parlare di benedizione della gola? In un momento storico dove si rigetta la fede per abbracciare la magia, l'occulto, la divinazione, possono trovare ancora posto questi segni della Chiesa che se mal interpretati e vissuti rischiano di diventare riti superstiziosi?
Io penso di si, nella misura in cui i sacerdoti saranno capaci di far entrare i fedeli nel vero significato che tali liturgie hanno.
Per prima cosa il segno della candela accesa, riferimento al Battesimo (A voi, genitori, e a voi, padrino e madrina, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli). La luce è anche necessaria per capire "dove mettere i piedi" lungo il cammino accidentato della vita. Nel buio si rischia di perdere la via. Senza la luce di Cristo non si ha più la consapevolezza della propria vocazione. Senza la luce non si vedono perfettamente le cose e se ne intuisce così solo una parte restando fuorviati nel giudizio.

La presentazione di Gesù al Tempio è più un mistero doloroso che gaudioso. Maria «presenta» a Dio il figlio Gesù, glielo «offre». Ora, ogni offerta è una rinuncia. Comincia il mistero della sofferenza di Maria, che raggiungerà il culmine ai piedi della croce. La croce è la spada che trapasserà la sua anima. Ogni primogenito ebreo era il segno permanente e il memoriale quotidiano della«liberazione» dalla grande schiavitù: i primogeniti in Egitto erano stati risparmiati. Gesù, però, il Primogenito per eccellenza, non sarà«risparmiato», ma col suo sangue porterà la nuova e definitiva liberazione.
Il gesto di Maria che «offre» si traduce in gesto liturgico in ogni nostra Eucaristia. Quando il pane e il vino - frutti della terra e del lavoro dell’uomo - ci vengono ridonati come Corpo e Sangue di Cristo, anche noi siamo nella pace del Signore, poiché contempliamo la sua salvezza e viviamo nell’attesa della sua «venuta».

La gola è anche il luogo del nostro corpo deputato alla formazione della parola. Benedirla non significa fare un "vaccino" contro l'influenza e il mal di gola ma "bene-dire cioè dire-bene" di Dio. Le nostre parole dovranno essere una testimonianza della nostra fede. Troppo spesso si pensa che i testimoni di Cristo devono essere i sacerdoti, i vescovi, il Papa, le suore: è giunto il momento che tutti i fedeli abbiano il coraggio di essere testimoni della fede che professano, che mostrino agli altri che la luce della candela ricevuta nel battesimo è ancora accesa.
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