Con il Mercoledì delle Ceneri è iniziata, anche quest'anno, la Quaresima. Questo giorno è caratterizzato dall'imposizione delle ceneri e dal digiuno, due aspetti che richiamano la penitenza. Ma, oggi, il digiuno è fatto ancora per questa ragione? Purtroppo solo per una minoranza, infatti adesso si digiuna per motivi politici, per questioni estetiche, perché troppo presi dal lavoro che non ci lascia tregue all'interno della giornata... Allora perché non si digiuna più per motivi religiosi (o lo si fa poco e chi lo fa è additato come bigotto e retrogrado?)

Viviamo in un tempo di grandi contraddizioni dove le persone si massacrano in diete da fame ma si dimenticano completamente di piccole cose che la fede ci chiede. Il digiuno e l’astinenza, insieme alla preghiera, all’elemosina e alle altre opere di carità, appartengono, da sempre, alla prassi penitenziale della Chiesa: rispondono, infatti, al bisogno permanente del cristiano di conversione al regno di Dio, di richiesta di perdono per i peccati, di implorazione dell’aiuto divino, di rendimento di grazie e di lode al Padre. Per fare questo occorre saper dire dei “no”, fare opera di resistenza e di lotta, sapersi privare di qualcosa anche se buona e vivere tutto questo non solo a livello di pensiero, ma anche con il corpo.

Il problema risiede forse nel sapere dire dei "no". Personalmente non digiuno mai per motivi politici o estetici ma spesso mi capita di saltare qualche pasto (o alleggerirlo) solo perché non ho fame: questo mi rimane facile. Non posso dire la stessa cosa quando questo mi è "imposto" da una ricorrenza particolare. In quei casi vengo sempre preso dall'ansia della fame, che non è vera ma frutto della mia emotività, della mia psiche.

Questa prassi mette, così, in luce la mia debolezza di fronte al rinunciare a qualcosa per quel Dio a cui chiedo sempre tanto ma a cui do così poco. Non dobbiamo vivere il digiuno come sofferenza che diventa merce di scambio verso un Dio esigente (ci ama incondizionatamente) ma come esercizio della mia volontà in cui non metto più al centro della mia vita me stesso, i miei bisogni, i miei desideri ma il Signore. Il digiuno diventa così segno del nostro vivere la Parola di Dio. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio, sull'esempio di Cristo, che disse: "Mio cibo è fare la volontà del Padre"; Nutrirsi vuol dire poi viverla… E' segno della nostra volontà di espiazione: "Non digiuniamo per la Pasqua, né per la croce, ma per i nostri peccati, ... " afferma san Giovanni Crisostomo; espiare vuol dire rimediare al nostro male con il bene. E' anche segno della nostra astinenza dal peccato: come dice il vescovo sant'Agostino: "Il digiuno veramente grande, quello che impegna tutti gli uomini, è l'astinenza dalle iniquità, dai peccati e dai piaceri illeciti del mondo, ...". La mortificazione del corpo (“mortificare” vuol dire dominare il corpo) è segno della conversione dello spirito.

Digiunare è quindi diventare come veri apostoli di Cristo che si mettono intorno a Lui e che ascoltano la sua parola. Meditiamo, quindi, questo brano del Profeta Isaia (Is 58, 1-9)
Così dice il Signore:
«Grida a squarciagola, non avere riguardo;
alza la voce come il corno,
dichiara al mio popolo i suoi delitti,
alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
Mi cercano ogni giorno,
bramano di conoscere le mie vie,
come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;
mi chiedono giudizi giusti,
bramano la vicinanza di Dio:
“Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?”.
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”».